Le società degli Insetti

Pagina 1 2 3 4 5

Gli Insetti sociali della provincia di Sondrio

Gli Insetti sociali presenti in provincia di Sondrio appartengono tutti all'ordine degli Imenotteri (formiche, vespe e api). Mancano infatti le termiti (ordine Isoptera), che sono diffuse principalmente nelle regioni tropicali e in Italia sono presenti solo con tre specie, comuni soprattutto nelle regioni meridionali.

Api

L'ape domestica (Apis mellifera) è un Imenottero della famiglia Apidae ed è forse l'insetto sociale meglio conosciuto. Le colonie di questa specie possono raggiungere nel periodo di massima attività i 50-60.000 individui, prevalentemente operaie sterili, con una sola regina e un numero molto limitato di fuchi.
All'interno della colonia le operaie svolgono mansioni diverse a seconda dell'età; nei primissimi giorni di vita mendicano il cibo, prevalentemente miele, da quelle più anziane, poi imparano a prelevare da sole il nutrimento dalle celle di magazzinaggio e iniziano a nutrirsi di polline. A questa età, le operaie possiedono delle ghiandole particolari che producono la pappa reale.
Le operaie giovani si dedicano alla cura e all'alimentazione delle larve, prima di quelle più giovani, quando le ghiandole della pappa reale sono più attive, e poi, man mano che le ghiandole invecchiano, di quelle più anziane. Le operaie giovani rimangono all'interno della colonia e svolgono anche attività di costruzione dei favi, di pulizia delle celle e di immagazzinamento del miele e del polline trasportato dalle bottinatrici, che effettuano la raccolta dai fiori.

un'ape (Apis mellifera) raccoglie il polline da un fiore di rosacea

foto: Fondazione Fojanini di Studi Superiori, Sondrio

 

All'età di tre settimane le operaie iniziano a compiere brevi voli all'esterno dell'alveare per familiarizzarsi con l'ambiente esterno ed iniziano l'attività di raccolta di nettare, polline e anche acqua. Durante il periodo estivo, quando l'attività è più frenetica, la vita di un'operaia dura 4-5 settimane, mentre le operaie nate nel periodo autunnale vivono anche otto mesi e superano l'inverno all'interno dell'alveare.
La regina emette sostanze ormonali che inibiscono lo sviluppo di altre regine e che determinano il comportamento delle operaie, mantenendo la coesione della colonia. Quando però la colonia raggiunge dimensioni tali che le sostanze ormonali della regina sono troppo diluite, oppure la regina si indebolisce, nascono nuove regine, che abbandonano l'alveare portando con sé una parte delle operaie con la sciamatura.
Per le api selvatiche la scelta della cavità in cui costruire il nuovo alveare è il momento più critico della sciamatura; dallo sciame, che normalmente si attacca a un ramo e assume una forma sferica, partono numerose api esploratrici in cerca del luogo più idoneo, di solito un tronco cavo o una cavità nel terreno. Qui costruiscono i favi disposti verticalmente ed attaccati al sostegno solo sul lato superiore.

Le abitudini delle api sono state sfruttate dall'uomo, che le ha addomesticate offrendo loro ripari idonei per l'alveare (arnie) e prelevando in cambio il miele, la cera e altre sostanze utili. Questo rapporto risale ad almeno 4.000 anni fa e il miele ha rappresentato per un lunghissimo arco di tempo, prima dello sfruttamento della canna e della barbabietola da zucchero, l'unica sostanza dolcificante di cui potessimo disporre.

A lato: rappresentazione grafica della danza oscillante dell'ape domestica, con la quale una bottinatrice comunica alle compagne la posizione della fonte alimentare.
L'ape percorre un tratto rettilineo vibrando l'addome, quindi compie un cerchio ritornando alla posizione di partenza, di regola alternativamente a sinistra e a destra (linea rossa). Il tratto rettilineo della danza punta direttamente alla fonte alimentare (freccia gialla).

I cugini delle api

Alla famiglia Apidae appartengono anche le circa 200 specie del genere Bombus (28 in Italia), che sono diffuse nelle zone a clima temperato e freddo del Nordamerica, dell'Europa e dell'Asia. Tutti i bombi sono sociali e formano colonie annuali, delle quali solo le regine fecondate sopravvivono all'inverno. L'organizzazione sociale dei bombi è più rozza di quella dell'ape domestica. All'inizio della primavera, la regina lascia il ricovero invernale alla ricerca di una tana di micromammifero (topo selvatico, arvicola, toporagno, ecc.) o una cavità simile in un habitat aperto ma poco disturbato (prato, giardino, ecc.). Trovatala, vi costruisce un tunnel d'ingresso e riveste le pareti con materiale fine, dopo di che costruisce la prima cella per uova con sottili fogli di cera da lei stessa prodotti. Nella prima cella, che ha la forma di una bassa tazza fissata sul pavimento della cavità, colloca una pallina di polline e quindi vi depone sopra da 8 a 14 uova.
Chiusa la cella con una specie di coperchio di cera e altri materiali, la regina costruisce vicino all'ingresso un'altra cella di cera, destinata all'immagazzinamento del miele, che inizia a riempire con parte del nettare raccolto.
Quando le prime operaie emergono, assistono la regina nel costruire altre celle e nel prestare le cure ai nuovi individui. Sul finire dell'estate la colonia contiene, a seconda della specie, da circa 100 a circa 400 operaie. Con l'approssimarsi dell'autunno le colonie producono maschi e regine, iniziando così a declinare rapidamente a causa della morte delle operaie che non vengono più rimpiazzate.

Pagina 1 2 3 4 5