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Gli Insetti sociali della provincia di Sondrio
Gli Insetti sociali presenti in provincia di Sondrio appartengono tutti
all'ordine degli Imenotteri (formiche, vespe e api). Mancano infatti
le termiti (ordine Isoptera), che sono diffuse principalmente nelle regioni
tropicali e in Italia sono presenti solo con tre specie, comuni soprattutto
nelle regioni meridionali.
Api
Pappa reale
sostanza dall'aspetto latteo, ricchissima di proteine, che viene
usata per l'alimentazione delle larve durante i primi tre giorni di
vita.
Favi
strutture in cera composte da celle esagonali molto regolari.
Favi
strutture in cera composte da celle esagonali molto regolari.
L'ape domestica (Apis mellifera) è un Imenottero della
famiglia Apidae ed è forse l'insetto sociale meglio conosciuto.
Le colonie di questa specie possono raggiungere nel periodo di massima
attività i 50-60.000 individui, prevalentemente operaie sterili,
con una sola regina e un numero molto limitato di fuchi.
All'interno della colonia le operaie svolgono mansioni diverse a seconda
dell'età; nei primissimi giorni di vita mendicano il cibo, prevalentemente
miele, da quelle più anziane, poi imparano a prelevare da sole
il nutrimento dalle celle di magazzinaggio e iniziano a nutrirsi di polline.
A questa età, le operaie possiedono delle ghiandole particolari
che producono la pappa
reale.
Le operaie giovani si dedicano alla cura e all'alimentazione delle larve,
prima di quelle più giovani, quando le ghiandole della pappa reale
sono più attive, e poi, man mano che le ghiandole invecchiano,
di quelle più anziane. Le operaie giovani rimangono all'interno
della colonia e svolgono anche attività di costruzione dei favi,
di pulizia delle celle e di immagazzinamento del miele e del polline trasportato
dalle bottinatrici, che effettuano la raccolta dai fiori.
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un'ape (Apis mellifera) raccoglie il polline
da un fiore di rosacea |
| foto: Fondazione Fojanini di Studi
Superiori, Sondrio |
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All'età di tre settimane le operaie iniziano a compiere brevi
voli all'esterno dell'alveare per familiarizzarsi con l'ambiente esterno
ed iniziano l'attività di raccolta di nettare, polline e anche
acqua. Durante il periodo estivo, quando l'attività è più
frenetica, la vita di un'operaia dura 4-5 settimane, mentre le operaie
nate nel periodo autunnale vivono anche otto mesi e superano l'inverno
all'interno dell'alveare.
La regina emette sostanze ormonali che inibiscono lo sviluppo di altre
regine e che determinano il comportamento delle operaie, mantenendo la
coesione della colonia. Quando però la colonia raggiunge dimensioni
tali che le sostanze ormonali della regina sono troppo diluite, oppure
la regina si indebolisce, nascono nuove regine, che abbandonano l'alveare
portando con sé una parte delle operaie con la sciamatura.
Per le api selvatiche la scelta della cavità in cui costruire
il nuovo alveare è il momento più critico della sciamatura;
dallo sciame, che normalmente si attacca a un ramo e assume una forma
sferica, partono numerose api esploratrici in cerca del luogo più
idoneo, di solito un tronco cavo o una cavità nel terreno. Qui
costruiscono i favi
disposti verticalmente ed attaccati al sostegno solo sul lato superiore.
Le abitudini delle api sono state sfruttate dall'uomo, che le ha addomesticate
offrendo loro ripari idonei per l'alveare (arnie) e prelevando
in cambio il miele, la cera e altre sostanze utili. Questo rapporto
risale ad almeno 4.000 anni fa e il miele ha rappresentato per un lunghissimo
arco di tempo, prima dello sfruttamento della canna e della barbabietola
da zucchero, l'unica sostanza dolcificante di cui potessimo disporre.
| A lato: rappresentazione grafica della
danza oscillante dell'ape domestica, con la quale una bottinatrice
comunica alle compagne la posizione della fonte alimentare.
L'ape percorre un tratto rettilineo vibrando l'addome, quindi compie
un cerchio ritornando alla posizione di partenza, di regola alternativamente
a sinistra e a destra (linea rossa). Il tratto rettilineo della
danza punta direttamente alla fonte alimentare (freccia gialla).
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I cugini delle api
Alla famiglia Apidae appartengono anche le circa 200 specie del genere
Bombus (28 in Italia), che sono diffuse nelle zone a clima temperato
e freddo del Nordamerica, dell'Europa e dell'Asia. Tutti i bombi sono
sociali e formano colonie annuali, delle quali solo le regine fecondate
sopravvivono all'inverno. L'organizzazione sociale dei bombi è
più rozza di quella dell'ape domestica. All'inizio della primavera,
la regina lascia il ricovero invernale alla ricerca di una tana di micromammifero
(topo selvatico, arvicola, toporagno, ecc.) o una cavità simile
in un habitat aperto ma poco disturbato (prato, giardino, ecc.). Trovatala,
vi costruisce un tunnel d'ingresso e riveste le pareti con materiale fine,
dopo di che costruisce la prima cella per uova con sottili fogli di cera
da lei stessa prodotti. Nella prima cella, che ha la forma di una bassa
tazza fissata sul pavimento della cavità, colloca una pallina di
polline e quindi vi depone sopra da 8 a 14 uova.
Chiusa la cella con una specie di coperchio di cera e altri materiali,
la regina costruisce vicino all'ingresso un'altra cella di cera, destinata
all'immagazzinamento del miele, che inizia a riempire con parte del nettare
raccolto.
Quando le prime operaie emergono, assistono la regina nel costruire altre
celle e nel prestare le cure ai nuovi individui. Sul finire dell'estate
la colonia contiene, a seconda della specie, da circa 100 a circa 400
operaie. Con l'approssimarsi dell'autunno le colonie producono maschi
e regine, iniziando così a declinare rapidamente a causa della
morte delle operaie che non vengono più rimpiazzate.
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